Contoterzismo e aree rurali


Il presidente di Uncai Aproniano Tassinari: “Non sottovalutiamo la Comunicazione della Commissione europea per lo sviluppo a lungo termine delle aree interne. Occorre dotarsi di una visione e di un cronoprogramma italiani per il rilancio dei piccoli borghi e dell’economia dei territori


ROMA – Nei mesi scorsi la Commissione europea ha lanciato l’iniziativa sullo sviluppo sostenibile a lungo termine delle aree rurali. L’Italia si sta muovendo in questa direzione con un decreto che ha assegnato ai Comuni delle aree interne 210 milioni a sostegno delle attività produttive, nell’ambito del fondo introdotto dalla Legge di Bilancio. “L'intervento ha il merito di rendere immediatamente disponibili alcune risorse, seppur limitate. Ma a causa della scarsa mobilità fondiaria, accresciuta dalla pandemia, e delle dimensioni limitate delle aziende agricole, non è ipotizzabile uno sviluppo sostenibile delle aree rurali senza contoterzismo. I contoterzisti sono la leva in grado di attuare quelle economie di scala che aumentano l'efficienza dei processi produttivi e la produttività del lavoro e del capitale”, afferma il presidente di Uncai, l’Unione Nazionale Contoterzisti, Aproniano Tassinari.

Prima che una Comunicazione della Commissione europea, diventi una iniziativa della stessa e sfoci in atti legislativi e in decisioni operative destinate a incidere su cittadini, imprese, istituzioni e organizzazioni private, come spesso accade, è opportuno che l’Italia definisca un suo cronoprogramma di rilancio delle aree rurali, mettendo in gioco, in primis, le risorse intellettuali e le conoscenze disponibili, per poi sperare in scelte politiche sagge e adatte allo scopo.

Per dare qualche ragionevole speranza di arrestare e invertire la tendenza all’abbandono delle aree rurali, Uncai suggerisce innanzitutto di promuovere la presenza di un solido tessuto di imprese agromeccaniche e agroforestali in grado di governare il territorio e innescare iniziative economiche collaterali come la produzione di energie da fonti rinnovabili e la messa in sicurezza del territorio.

Una delle opzioni potrebbe, quindi, essere quella di definire una politica agromeccanica nelle aree rurali che valorizzi la professionalità dei contoterzisti, allo scopo di favorire interventi omogenei ed efficienti su vaste superfici agricole e la costituzione di imprese aventi una massa critica dimensionale ed economica all’altezza dei fabbisogni. Una seconda soluzione è la revisione di alcuni interventi dell’attuale politica di sviluppo rurale, indirizzandoli verso le esigenze specifiche di tutte le imprese localizzate nelle zone rurali remote, siano esse agricole, forestali, artigianali o di servizi. Un test che, se attuato già adesso, farebbe guadagnare tempo all’Italia sul programma di sviluppo delle aree interne”, illustra il presidente di Uncai Aproniano Tassinari. “Le aree interne rappresentano oltre il 60% della superficie nazionale, ma sono abitate soltanto dal 21% della popolazione. Ripartire da qui significa porre le basi di una Italia che non produce a macchia di leopardo ma su tutto il territorio e rinforzare in questo modo la spina dorsale del paese”, conclude il presidente di Uncai.



Data pubblicazione

26-11-2020

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