Contoterzisti e Rapporto Cema


Contoterzisti per la decarbonizzazione dell’agricoltura

Digitale, sostegni a contoterzisti e agricoltori, carbon farming, infrastrutture agricole e una strategia a lungo termine sono le chiavi secondo il Rapporto del Cema per la neutralità carbonica in agricoltura

Una strategia a lungo termine e il sostegno finanziario sia ad agricoltori che a contoterzisti per la transizione verso un’agricoltura a basse emissioni di carbonio. Il nuovo rapporto del Cema, il Comitato europeo dei costruttori di macchine per l’agricoltura, mette agricoltori e contoterzisti sullo stesso piano per il raggiungimento degli obiettivi agroambientali in gioco con il green deal europeo.

Il settore agricolo rappresenta nell’Unione Europea il 10% delle emissioni totali di gas serra (provenienti da colture, bestiame e suolo). Un ulteriore 1% può essere attribuito all’agricoltura dalla combustione di combustibili fossili durante il normale funzionamento delle macchine agricole e agroforestali. Per raggiungere l’obiettivo finale della carbon neutrality o anche il bilancio negativo di carbonio, ci sono molte opzioni per il settore agricolo, e la flotta ricopre un ruolo quindi importante. Si tratta di riconoscere le opzioni più funzionali e sostenibili. In base al rapporto del Cema per le caratteristiche delle macchine agricole e il lavoro che devono svolgere, i motori a combustione interna rimangono la soluzione più idonea per il prossimo decennio per raggiungere gli obiettivi fissati di riduzione della CO2. Occorre, infatti, dare tempo a soluzioni alternative, come i combustibili sintetici (che devono prima essere prodotti), al biometano e ad altre tecnologie come l’elettrificazione. “La trasformazione digitale dell’agricoltura e le soluzioni smart sono al centro di ogni possibile soluzione. In base a uno studio tedesco condotto su frumento, mais e foraggi (progetto EkoTech), per esempio, solo l’adozione delle migliori pratiche e tecnologie dell’agricoltura di precisione permetterà nel 2030 una riduzione tra il 35 e il 40% del carburante necessario per tonnellata di raccolto rispetto a quanto ne occorreva nel 1990”, rimarca il presidente di Uncai Aproniano Tassinari.

L’agricoltura deve quindi prima diventare intelligente, connessa e flessibile per aprirsi gradualmente ai combustibili alternativi. Si tratta di cambiare modelli produttivi e organizzativi e appropriarsi di nuove competenze e conoscenze. Un’operazione non facile e neppure immediata. “I programmi di investimento e di sostegno dell’Unione e dell’Italia, compreso l’eco-schema sull’agricoltura di precisione, dovrebbero guardare alle infrastrutture agricole necessarie, all’uso professionale della flotta messo in campo dai contoterzisti e ai tempi per i costruttori di pianificare lo sviluppo di trattori mossi da combustibili alternativi. Occorre anche un quadro politico che attribuisca valore al carbon farming e punti alla costruzione di un database comune inteso come l’infrastruttura strategica nazionale dove atterrano tutti i dati digitali raccolti in campo e con essi i risultati ambientali raggiunti con l’adozione di buone pratiche e mezzi meccanici green. Ma il primo passo rimane la promozione della conoscenza dello stato dell’arte delle tecnologie e delle pratiche agronomiche più avanzate tra agricoltori e contoterzisti”, conclude il presidente di Uncai.



Data pubblicazione

11-05-2022

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