Contoterzismo, motore di innovazione e sostenibilità
I dati dell’Annuario CREA 2024 confermano il ruolo strategico delle imprese agromeccaniche nella transizione digitale e nella gestione dei costi aziendali
Roma, 7 gennaio 2026 – Il contoterzismo non è più una semplice scelta operativa, ma una necessità strutturale. Per la maggior parte delle aziende italiane, caratterizzate da piccole dimensioni, l’investimento diretto in macchinari moderni necessari per la transizione digitale ed energetica è spesso troppo oneroso. Il ricorso a servizi esterni permette di accedere a tecnologie avanzate e competenze specializzate che sarebbero altrimenti insostenibili per il singolo imprenditore.
“L’Annuario 2024 dell’agricoltura italiana redatto dal CREA conferma l’esternalizzazione come necessità economica e tecnologica anche in agricoltura”, commenta il presidente di UNCAI, Aproniano Tassinari, scorrendo le pagine dedicate al contoterzismo. “Affidarsi a professionisti non è solo un modo per abbattere i costi fissi, ma è l’unica via percorribile per garantire la competitività del Made in Italy in un mercato globale sempre più esigente”.
I numeri della trasformazione mostrano un mercato polarizzato. Dall’analisi dei dati emerge, infatti, un divario netto tra chi usa i servizi agromeccanici e chi li offre all’interno del settore agricolo. Secondo l’ultimo Censimento ISTAT richiamato dal CREA il 28% delle aziende agricole italiane ricorre al contoterzismo (contoterzismo passivo). Mentre solo l’1% delle aziende agricole svolge attività di contoterzismo attivo (servizi prestati ad altri). La domanda di servizi agromeccanici conto terzi è particolarmente forte nel Nord Italia, con picchi in Veneto (57%) e Friuli Venezia Giulia (55%).
“Questo scenario evidenzia come il ruolo centrale sia ormai ricoperto da imprese agromeccaniche specializzate, capaci di ottimizzare i costi gestionali e aumentare l’efficienza attraverso parchi macchine tecnologicamente evoluti”, prosegue Tassinari.
Ma il contoterzismo, secondo l’analisi del CREA, si conferma protagonista anche nella transizione ecologica. Le imprese agromeccaniche agiscono come “vettori di innovazione”, portando sul campo tecnologie per l’agricoltura 4.0 e la gestione intelligente dei dati.
“L’imporsi di imprese specializzate pone quindi l’urgenza di un loro riconoscimento giuridico”, aggiunge il presidente i UNCAI. Nonostante il ruolo strategico degli agromeccanici nel sostenere la produttività, l’innovazione e, in prospettiva, la gestione dei crediti di carbonio, la categoria necessita di una cornice normativa chiara. Come evidenziato dallo stesso Annuario, il consolidamento di questa funzione essenziale passa attraverso l’istituzione di strumenti ufficiali, come un Albo nazionale e percorsi di qualificazione professionale. “Tale passaggio è ritenuto fondamentale non solo per dare dignità alla categoria, ma per superare i disallineamenti fiscali e normativi che oggi ostacolano l’accesso a bandi e incentivi fondamentali per la crescita di tutto il comparto primario”, conclude Tassinari.