Mercosur e fertilizzanti


Una spruzzata su un accordo che non regge

Tassinari (UNCAI): «Bruxelles sospende i dazi per salvare il Mercosur. Ma senza reciprocità normativa, l’agricoltura europea soccombe a un dumping matematico, e nel bacino padano restano i divieti»

Roma, 15 gennaio 2026 La Commissione Europea ha annunciato la sospensione dei dazi su ammoniaca e urea e il congelamento del meccanismo CBAM (Carbon Border Adjustment Mechanism) per il 2026. Per UNCAI (Unione Nazionale Contoterzisti Agromeccanici e Industriali), questa manovra è la prova provata di un errore di sistema: un tentativo di mitigare i costi agricoli per facilitare l’accettazione del trattato Mercosur, senza però risolverne le asimmetrie letali.

«Siamo di fronte alla falsificazione empirica del Green Deal», dichiara il presidente di UNCAI, Aproniano Tassinari. «Riducendo i dazi, Bruxelles ammette implicitamente che è impossibile imporre standard ecologici record senza distruggere la competitività. Tuttavia, questo alleggerimento fiscale non cambia la sostanza: tra economie di scala imbattibili e libertà normativa, l’Europa sceglie di restare in una pericolosa posizione di preda rispetto al colosso sudamericano».

Mentre l’Europa cerca di abbassare il costo dell’urea per salvare le filiere, in Italia resta confermato il paradosso del bacino padano: il “Piano nazionale per la qualità dell’aria” ne prevede il bando totale dal 1° gennaio 2028. «È un controsenso logico», prosegue Tassinari. «L’urea è una commodity insostituibile per mais, frumento e riso, incidendo fino al 30% dei costi di produzione. Il rischio è che i benefici dei tagli tariffari europei naufraghino contro divieti locali. Mettere al bando l’urea senza alternative valide significa condannare la redditività del Nord Italia proprio mentre i concorrenti del Mercosur accelerano grazie a una "libertà chimica" a noi negata».

Secondo UNCAI, l’Europa si sta comportando come un matematico che corregge con cura i decimali – i dazi sui fertilizzanti – mentre sbaglia completamente l’ordine di grandezza dell’operazione. Ridurre il costo dei fattori produttivi di pochi punti è inutile se poi si spalancano le porte a prodotti che non seguono le nostre stesse regole. In questa partita, il grano e il riso italiani rischiano di subire una scissione d'identità: da un lato il prodotto UE, trasformato in un “bene di lusso normativo” (iper-regolato e fuori mercato), dall’altro il prodotto Mercosur, che diventa lo standard di massa a basso prezzo.

«Uscire dalla dialettica preda-predatore richiede realismo, non ideologia», conclude Tassinari. «Non servono divieti, serve tecnologia. I contoterzisti professionali sono già pronti con i sistemi a dosaggio variabile e l’agricoltura di precisione per abbattere l’impatto ambientale senza sacrificare le rese. Chiediamo che le agevolazioni fiscali siano accompagnate da una revisione dei tempi del bando sull’urea e da clausole specchio reali: se l’Europa vuole essere un ponte di dialogo e non una terra di conquista, deve pretendere dai partner lo stesso rigore che impone ai propri agricoltori».



Data pubblicazione

15-01-2026

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