Unione Trebbiatori Cuneo: Massimo Silvestro torna alla presidenza
«Professionalità e Albo Regionale: il contoterzismo ha una sua identità e dignità non connessa ad altro, è responsabilità e sicurezza, è il motore dell'agricoltura»
CUNEO – Un ritorno nel segno della continuità professionale e della concretezza imprenditoriale. Massimo Silvestro, 48 anni il prossimo 1 luglio (classe 1978), titolare dell'omonima azienda di Villafalletto, è di nuovo presidente dell'Unione Trebbiatori, la storica associazione agromeccanica cuneese aderente a UNCAI. Silvestro, rappresentante della quarta generazione di una famiglia dedita alla meccanizzazione agricola, succede a Fabrizio Gastinelli, che lascia l'incarico dopo due anni per concentrarsi a pieno ritmo sulla propria attività aziendale. Enzo Corrado subentra invece a Franco Piola alla vice presidenza.
Il ritorno di Silvestro non è un semplice avvicendamento, ma una scelta precisa dei soci dell'Unione Trebbiatori Cuneo. In un momento di estrema incertezza economica, l’associazione ha voluto ritrovare nella figura di Silvestro quella determinazione e quel pragmatismo che sono diventati il tratto distintivo del gruppo. La concretezza di Silvestro è la concretezza dei trebbiatori cuneesi: professionisti che non cercano sussidi, ma il riconoscimento del proprio valore di "imprenditori della meccanizzazione". La sua visione coincide con la volontà collettiva di vedere finalmente tutelata una categoria che garantisce la qualità delle produzioni agricole piemontesi.
Silvestro non è solo un volto noto dell’associazionismo, ma un pioniere tecnologico. La sua azienda è specializzata nella raccolta dei foraggi e nella trinciatura. Recentemente ha segnato un primato europeo importando dalla Turchia una macchina innovativa capace di imballare e fasciare il trinciato producendo balle di dimensioni maggiori: “Un investimento fatto pensando all’efficienza e alle esigenze del cliente agricoltore”, spiega Silvestro. “Meno movimentazione, più qualità del prodotto, costi ottimizzati”.
Il punto cardine del mandato di Silvestro sarà la battaglia per l'Albo professionale degli agromeccanici in Piemonte. “Non vogliamo un semplice registro che includa chiunque faccia qualche lavoro extra nel tempo libero per arrotondare il fatturato agricolo”, dichiara con fermezza il neo-presidente. “L'Albo deve essere una garanzia di qualità e sicurezza. Un professionista ha partita IVA specifica, assicurazioni adeguate, rispetta le norme sulla sicurezza sul lavoro e investe costantemente in formazione. Il 'fai-da-te' genera concorrenza sleale e abbassa gli standard di sicurezza nei campi. L'Albo serve a identificare chi fa dell'agromeccanica la propria missione, garantendo un'agricoltura responsabile. Senza il contoterzista professionale, molte aziende agricole oggi non potrebbero sopravvivere”.
Analizzando l'attuale scenario economico, Silvestro usa una metafora potente: vivere sul filo del rasoio. “Gli ultimi tre anni sono stati pesanti. Tra costi delle macchine alle stelle e ricambi carissimi, l’impresa agromeccanica vive in un equilibrio precario. Se le macchine oggi costano così tanto è anche a causa di un indotto dopato dai finanziamenti; paradossalmente, preferiremmo che i macchinari tornassero ai prezzi di tre o quattro anni fa piuttosto che avere nuovi incentivi che si portano dietro aumenti dei costi spesso insostenibili”.
Per Silvestro, la gestione invernale dell'azienda non si fa solo in officina. Tutto gravita attorno all’ufficio: “Passiamo i mesi freddi ad analizzare i costi e la fattibilità degli investimenti. Prima della PAC e dell'Agricoltura 4.0, viene il buon senso: un investimento è utile solo se è realmente ammortizzabile con le ore di lavoro che la macchina farà”. Nonostante la durezza del momento, Silvestro guarda al futuro con fiducia, ma senza facili illusioni: “Ai giovani che vogliono intraprendere questa carriera dico: c'è lavoro per tutti, ma occorre estrema attenzione. La priorità deve essere soddisfare il cliente a pieno, tarando la crescita dell'azienda sulle reali necessità del territorio, non sui sogni di grandezza non sostenibili”.