Reti d'Impresa tra contoterzisti per la "Gestione del Territorio"
Oldani (APIMA): «Oltre l’individualismo per vincere sui costi». Tassinari (UNCAI): «La rete d'impresa è il passo successivo all'identificazione del ruolo del professionista agromeccanico. L'Albo Nazionale è il tassello fondamentale»
LISCATE (MI) – L’assemblea annuale di APIMA (Milano, Lodi, Como, Varese, Lecco, Monza Brianza, Sondrio), svoltasi presso la Cascina di Mezzo con il sostegno di partner strategici come Terrepadane, Syneco e New Holland, ha segnato un punto di svolta per il settore agromeccanico. Il Presidente Giuliano Oldani ha tracciato una rotta netta: trasformare le singole imprese in un sistema integrato di Reti d’Impresa.
Per Oldani, il cambiamento parte da una solida base etica: «Il profitto senza etica è destinato al fallimento», ha dichiarato il Presidente APIMA. La rete non è solo uno strumento economico, ma un mezzo per generare “lavoro buono”.
L’obiettivo del Contratto di Rete, ha spiegato Oldani, è la gestione comune dei macchinari per ottimizzare i parchi macchine; la qualità della vita introduzione di orari condivisi («Oggi facciamo orari insostenibili che allontanano i giovani e i dipendenti; la rete permette di razionalizzare i turni») e la trasparenza con un listino prezzi con minimi e massimi garantiti e formazione continua per i soci.
La sfida culturale è uscire dalla "Comfort Zone”: «L’abitudine e il timore del nuovo spesso tengono le imprese prigioniere di modelli inefficienti», ha dichiarato Oldani. «Occorre guardare ai modelli europei come le CUMA francesi o i Machinenringe tedeschi. L’aggregazione è l'unico strumento per abbattere i costi fissi e accedere a tecnologie avanzate, altrimenti insostenibili per il singolo imprenditore».
L'intervento del Prof. Tommaso Maggiore ha fornito la base scientifica alla strategia associativa, legando il reddito alla “razionalità” economica, ambientale e sociale: «Senza reddito non si muove nessuno, ma oggi ci viene chiesto di produrre più cibo tutelando aria, acqua e suolo. Gli agromeccanici sono i veri custodi dell'ambiente: solo le macchine di precisione in loro possesso riducono l’impiego di fitofarmaci del 40-50%. Un risultato impossibile da ottenere se l'agricoltura di precisione resta confinata al piccolo agricoltore».
Secondo Maggiore, è necessario passare dalla gestione aziendale alla gestione territoriale: «Solo in termini territoriali il sistema dell’agricoltura di precisione decolla. Fare rete permette di fare qualità e abbattere i costi di produzione. L'approvvigionamento uniforme e la valorizzazione dei reflui zootecnici scontrano il limite fisico della parcellizzazione fondiaria. Solo attraverso il contoterzista, che opera con una logica di sistema, queste pratiche diventano sostenibili ed efficaci. Se la Regione mira a una reale tutela di aria e suolo, deve coinvolgere chi queste tecnologie le governa sul campo, garantendo agli agromeccanici un posto fisso nei tavoli di programmazione».
Il sostegno alle retei di impresa è arrivato anche da Francesco Pacchiarini, presidente di Confagricoltura Milano, Lodi e Monza-Brianza: «Fare rete è vitale per tutti gli attori del mondo agricolo. In un momento di crollo generalizzato dei prezzi agronomici, dobbiamo fare corpo. Finché restiamo divisi, siamo più facili da controllare dall'alto; lavorare insieme è l'unica difesa per affrontare la crisi».
Obiettivo dei contratti di rete, un modello flessibile che permette di collaborare mantenendo l'autonomia giuridica è il passaggio all'economia di servizio: «In termini di bilancio, questo significa trasformare gli investimenti in capitale in costi operativi per la rete», ha sottolineato il Presidente nazionale UNCAI, Aproniano Tassinari. «È un linguaggio che il sistema bancario, le istituzioni e la filiera agroindustriale comprendono e apprezzano, poiché riduce il rischio d'impresa, aumenta la liquidità e garantisce tracciabilità e qualità del prodotto».
Il futuro del comparto passa però dal riconoscimento istituzionale. Il Presidente di UNCAI ha così richiamato l'importanza del metodo: «La rete d'impresa è il passo successivo all'identificazione del ruolo del professionista agromeccanico. La nostra battaglia per l'Albo Nazionale è il tassello fondamentale: prima dobbiamo identificare chi siamo attraverso un albo professionale, poi possiamo aggregarci con forza e competenza».
In conclusione, Oldani ha lanciato un appello all’unità: «Il traguardo finale resta l’unificazione delle sigle nazionali. Parlare con una voce sola davanti alle istituzioni è l'unica via affinché i contoterzisti siano riconosciuti come i veri registi dell’innovazione in campo».