Per i droni in agricoltura servono regole adatte ai campi
Al convegno di Agriumbria, l’Unione Nazionale Contoterzisti accende i riflettori sul futuro dell’agromeccanica: per far volare i droni servono meno burocrazia, difesa dei dati e alta formazione per i giovani professionisti
Bastia Umbra (PG) – L’innovazione tecnologica applicata all’agricoltura è un treno in corsa, ma per far decollare definitivamente la rivoluzione dei droni serve un quadro normativo che tenga conto delle reali esigenze di chi lavora la terra e una riflessione sulla tutela dei dati agronomici. È questo il messaggio emerso dal partecipato convegno “Droni in agricoltura: l’innovazione prende il volo”, organizzato da Confagricoltura Umbria e Contoterzisti Umbria nella cornice di Agriumbria.
Per l’Unione Nazionale Contoterzisti, il drone rappresenta uno straordinario strumento di agricoltura di precisione e di gestione delle emergenze climatiche. Tuttavia, l’attuale impianto normativo e i limiti burocratici rischiano di frenare una categoria pronta a investire e a professionalizzarsi ulteriormente.
A tracciare il quadro delle opportunità ma anche delle tutele necessarie è stato Donato Rossi, delegato di Giunta Nazionale Confagricoltura per l’Agromeccanica: “La tecnologia dei droni promette molto e, se manterrà le aspettative, darà uno slancio straordinario all’agricoltura e alla sostenibilità. Adesso, però, occorre raccogliere dati scientifici tramite le sperimentazioni in campo. E non dimentichiamoci un aspetto cruciale: la gestione e la protezione dei dati. Stiamo acquistando droni di produzione cinese e non sappiamo quale uso verrà fatto dei dati agronomici acquisiti sui nostri campi, destinati a essere depositati in cloud esteri. Per fare tutto questo occorrono formazione, ma anche serie garanzie industriali e normative”.
Sulle difficoltà quotidiane di chi opera sul campo e sulla necessità di accelerare con la ricerca si è espresso Rossano Remagni Buoli, presidente di Apima Cremona e contoterzista che da oltre dieci offre con suo fratello Roberto anche servizi agromeccanici con i droni: “Si sta cercando di lavorare a livello ministeriale per una semplificazione degli scenari, perché oggi la burocrazia è asfissiante. In agricoltura è impossibile programmare un intervento con 15 giorni di anticipo, come richiede Enav. Oltre alla semplificazione, è fondamentale portare avanti le sperimentazioni: il tempo previsto per i test prima del via libera definitivo è necessario perché il drone distribuisce principi attivi più concentrati rispetto alla botte tradizionale. Servono prodotti autorizzati specificamente per l’uso con drone e tanta diffusione della conoscenza”.
A chiudere il cerchio, tracciando la rotta per il futuro del settore e delle nuove generazioni, è stato Sergio Bambagiotti, presidente di Contoterzisti Umbria: “La Regione Umbria si è mostrata disponibile a iniziare le sperimentazioni e interessata a questa tecnologia. Come associazione stiamo spingendo affinché i centri di formazione agricola regionali si concentrino anche sui droni, per aprire nuovi spazi di lavoro per i giovani. Ma la parola d’ordine deve essere integrazione e non sostituzione delle irroratrici tradizionali: il drone va usato dove i mezzi da terra non possono entrare a causa del meteo o del fango. Dobbiamo puntare sui giovani, sulla formazione per le abilitazioni e sulla collaborazione con le università per spingere le aziende a produrre mezzi tecnici adeguati al volo”.