Sicurezza e Rottamazione: UNCAI rilancia la sfida della professionalità
Tassinari: "Sì al piano Federacma. Basta musei a cielo aperto, si premi chi lavora seriamente"
Non è più tempo di rinvii, ma di una strategia che unisca sicurezza sul lavoro e sostenibilità economica per le imprese agromeccaniche. L’Unione Nazionale Contoterzisti (UNCAI) accoglie con favore l’appello lanciato da Federacma durante il convegno all'Accademia dei Georgofili, confermando una linea che Uncai sostiene da anni: senza un piano di rottamazione serio e strutturato, il parco macchine italiano rimarrà un “museo a cielo aperto” con costi umani inaccettabili.
“Siamo soddisfatti che il tema della rottamazione entri finalmente nell'agenda politica con la forza che merita”, dichiara il Presidente di UNCAI, Aproniano Tassinari. “Da almeno un decennio UNCAI chiede incentivi strutturati per la dismissione dei mezzi obsoleti. I contoterzisti professionali hanno già dimostrato che rinnovare si può e si deve: le nostre flotte sono moderne e tecnologicamente avanzate. È inaccettabile che accanto a noi operino ancora mezzi di trent'anni fa, privi di sistemi anti-ribaltamento (ROPS) e cinture, che alimentano statistiche di infortuni di cui l'intero settore deve vergognarsi”.
UNCAI condivide la proposta di un piano pluriennale di rottamazione — nell'ordine dei 350 milioni di euro tra il 2027 e il 2031 — e sostiene l'introduzione di un credito d'imposta per la dismissione del mezzo anche senza sostituzione. Tuttavia, Tassinari pone una condizione chiara: “I meccanismi incentivanti devono premiare chi esercita professionalmente l'attività agromeccanica. I fondi pubblici non possono sussidiare chi utilizza il trattore in modo saltuario, senza adeguate garanzie assicurative e formative. Il paragone con i 9 miliardi mobilitati per l'automotive è doveroso, ma non vogliamo uno strumento assistenziale: vogliamo una politica industriale che premi chi fa impresa sul serio”.
Sul fronte della revisione dei trattori, attesa da un decennio, UNCAI ne ribadisce l'urgenza ma ne contesta l'approccio “automobilistico”. Il trattore agricolo non è un veicolo stradale: trascorre la maggioranza della propria vita operativa nei campi, con cicli d'uso e profili di rischio diversi da quelli di un'automobile. Mutuare acriticamente le logiche automotive significa produrre adempimenti burocratici costosi e poco efficaci. Per questo, UNCAI condivide la richiesta di uno slittamento di almeno tre anni prima dell'entrata in vigore delle sanzioni, tempo necessario per formare ispettori, adeguare le officine e garantire attrezzature omologate.
“La revisione deve diventare uno strumento di qualità reale, non l'ennesima incombenza da aggirare perché il sistema non funziona”, conclude Tassinari. “Non si può sanzionare chi non è messo nelle condizioni di adempiere. Costruire un'infrastruttura solida oggi è l'unico modo per avere sicurezza vera domani”.