UNCAI chiede al Parlamento di correggere un'incongruenza normativa: "Escludere gli agromeccanici dal credito d'imposta non salva risorse pubbliche: le redistribuisce male"
ROMA, 29 Aprile 2026 – In un momento in cui il Commissario UE all’Agricoltura, Christophe Hansen, lancia l’allarme sulla scelta "molto grave" di alcuni agricoltori di ritirare i terreni dalla produzione, l'Italia rischia di aggravare la crisi con un’incongruenza normativa nel DL 42/2026. L’Unione Nazionale Contoterzisti Agromeccanici e Industriali (UNCAI) ha depositato presso la 6ª Commissione del Senato e inviato al ministro dell’agricoltura e ai componenti delle commissioni agricoltura di Camera e Senato un documento di osservazioni evidenziando come l'esclusione degli agromeccanici dal credito d’imposta sul carburante di marzo 2026 (e successivi) rappresenti un errore strategico per la tenuta del sistema-Paese. Al centro della segnalazione c'è, infatti, una scelta normativa che, nelle intenzioni, doveva alleviare la pressione energetica sul settore agricolo, ma che rischia di produrre l'effetto contrario.
L’art. 8-ter riconosce un credito del 20% alle sole "imprese agricole", escludendo chi materialmente esegue le lavorazioni, ossia le imprese agromeccaniche. «Questa esclusione è in contraddizione con il quadro giuridico», dichiara il Presidente di UNCAI, Aproniano Tassinari. «Il diritto vigente (D.M. 454/2001, norma primaria di settore) riconosce già agli agromeccanici la piena legittimità al prelievo di gasolio agricolo agevolato. Negare loro il credito d'imposta significa che la medesima operazione colturale viene sussidiata se fatta in proprio dall’azienda, ma tassata se affidata a un professionista. È una disparità che non salva risorse pubbliche, le redistribuisce solo male, colpendo l'efficienza».
Le imprese agromeccaniche gestiscono oggi il 70% delle semine e oltre il 95% dei raccolti in Italia. Una misura di sostegno che non raggiunge chi materialmente sostiene il costo del carburante non attenua la pressione economica sulla filiera: la trasferisce. L'aumento del costo operativo non compensato per le imprese agromeccaniche si riversa necessariamente sulle tariffe dei servizi in conto terzi, con ricadute dirette sui costi di produzione delle aziende agricole committenti. Questo aggrava esattamente quella condizione di marginalità che spinge gli agricoltori a valutare l'abbandono della produzione, minando quella sovranità alimentare che è elemento costituente di qualsiasi Paese. .
UNCAI propone al Parlamento due formulazioni emendative alternative dell'art. 8-ter: la prima fa riferimento ai soggetti già individuati dal D.M. 454/2001, utilizzando un perimetro normativo consolidato da oltre vent'anni; la seconda riprende la formulazione adottata nel decreto-legge 23 settembre 2022, n. 144 (c.d. "Aiuti Ter"), che già estendeva analoghi benefici anche alle imprese agromeccaniche, identificate dal codice ATECO 01.61.99. I dati ufficiali del MASE confermano che l'operazione è a plafond invariato : lo stanziamento di 30 milioni di euro è già dimensionato sui consumi sistemici nazionali (circa 129 milioni di litri a marzo 2025): includere i contoterzisti non genera nuovi consumi, ma garantisce che il sostegno raggiunga chi sostiene effettivamente la spesa operativa.
«Non chiediamo un trattamento di favore, ma il ripristino di una visione organica dell'agricoltura», conclude il Presidente di UNCAI. «Chiediamo che una misura nata per sostenere la produzione agricola raggiunga chi quella produzione la esegue materialmente. La coerenza normativa è nell'interesse di tutti».
UNCAI auspica che il Parlamento voglia valutare positivamente un emendamento correttivo, nel rispetto dei saldi di finanza pubblica e in coerenza con il quadro giuridico vigente.