CARO CARBURANTI, LA SICILIA INCLUDE I CONTOTERZISTI
L'Assemblea Regionale Siciliana stanzia 10 milioni a fondo perduto per agricoltori e imprese agromeccaniche. UNCAI auspica che il Parlamento nazionale segua la stessa logica nella conversione del DL 42/2026
Roma, 20 maggio 2026 — Lo scorso 13 maggio l'Assemblea Regionale Siciliana ha approvato un emendamento al disegno di legge stralcio "Norme in materia di personale, di autorizzazioni e di incentivi" — n. 1030/A Stralcio I/A che stanzia 30 milioni di euro come agevolazione a fondo perduto per autotrasporto, agricoltura e pesca, a parziale ristoro dei maggiori costi sostenuti per l'impennata del prezzo del gasolio tra il 1° marzo e il 31 dicembre 2026, conseguenza diretta della crisi internazionale connessa allo Stretto di Hormuz.
In particolare, la misura, di iniziativa del governo regionale guidato dal presidente Renato Schifani, destina 10 milioni al comparto agricolo, 15 milioni all'autotrasporto e 5 milioni alla pesca. I contributi saranno erogati nell'ambito del quadro temporaneo per gli aiuti di Stato definito dalla Commissione europea.
Ciò che rende questa deliberazione particolarmente significativa per l'intera filiera agromeccanica e per UNCAI è il criterio adottato per la platea dei beneficiari: l'indennizzo sarà calcolato sul consumo effettivo di gasolio certificato UMA, includendo esplicitamente aziende agricole e imprese agromeccanche (codice Ateco 01.61.99). La Regione Siciliana riconosce che ciò che conta è l'attività nei fatti svolta, il carburante consumato in campo e la normativa di rifermento.
È lo stesso principio che UNCAI ha posto al centro dei propri appelli sul DDL 1865, il provvedimento di conversione del DL 42/2026. L'art. 8-ter del decreto ha introdotto un credito d'imposta sul gasolio agricolo destinato alle sole "imprese agricole" ai sensi dell'art. 2135 del Codice civile, lasciando fuori le imprese agromeccaniche che, in base al DM 454/2001, sono espressamente autorizzate all'utilizzo del gasolio agricolo agevolato e che svolgono, con i propri mezzi, le medesime lavorazioni nei campi.
«La scelta della Regione Siciliana conferma che guardare al lavoro reale, piuttosto che alla sola categoria formale dell'operatore, è una via praticabile e coerente», afferma Aproniano Tassinari, presidente di UNCAI. «Diversi parlamentari hanno già presentato emendamenti in questa direzione nell'ambito della conversione del DL 42/2026, riconoscendo la fondatezza delle ragioni delle imprese agromeccaniche. Ci auguriamo che questo lavoro parlamentare trovi compimento e che il testo finale della legge di conversione colmi una lacuna che, se fosse lasciata irrisolta, penalizzerebbe un comparto che ogni anno garantisce oltre il 70% delle lavorazioni agricole nazionali».
La scelta siciliana non è un atto isolato: si inscrive in una logica di sussidiarietà e proporzionalità che dovrebbe orientare ogni intervento pubblico a sostegno delle filiere produttive. «Laddove l'operazione è la stessa, identico deve essere il riconoscimento, tanto più che le imprese agromeccaniche operano con quell’orientamento al cliente che le rende operatori professionali e certificati, anche nell’uso efficiente e tracciato del carburante agricolo», prosegue Tassinari che conclude: «Le imprese agromeccaniche attendono che il Parlamento nazionale faccia la sua parte, non lasci indietro nessuno facendo propria questa elementare misura di giustizia».