Piano fertilizzanti UE


Piano fertilizzanti UE: fatti passi avanti, ma occorre un fondo di compensazione CBAM

Bene la sospensione dei dazi, la riduzione quasi a zero della maggiorazione CBAM per i fertilizzanti, l'impegno sul digestato e la valutazione dell'impatto sui prezzi agricoli. Due lacune rilevanti: i tempi per costruire nuovi impianti e il rischio di resistenza delle comunità locali. UNCAI rilancia la proposta di un fondo di compensazione alimentato dalle entrate CBAM

Roma, 22 maggio 2026 - Il piano d’azione sui fertilizzanti adottato dalla Commissione europea il 19 maggio 2026 (COM(2026) 310 final) contiene misure già operative che il dibattito pubblico ha in parte ignorato. La maggiorazione CBAM per i fertilizzanti è già fissata all’1% — contro il 10-30% applicato ad acciaio, cemento e alluminio nei prossimi tre anni — ed è un trattamento di favore concreto, già in vigore. Il 20 febbraio la Commissione aveva già proposto la sospensione dei dazi su ammoniaca e urea. Il piano mobilita inoltre risorse aggiuntive nel bilancio UE e si impegna a estendere il regime RENURE ai digestati liquidi per la prossima stagione di semina. “Riconoscerlo non significa essere soddisfatti: significa indicare con fermezza ciò che manca”, spiega Aproniano Tassinari, presidente UNCAI.

Il piano tace su due nodi critici che ne condizionano l'efficacia nel medio termine. Il primo riguarda i tempi reali. Costruire nuovi impianti di produzione di fertilizzanti, anche del tipo più sostenibile, richiede percorsi autorizzativi lunghi che il piano stesso riconosce come “barriere strutturali” senza però quantificarle. Un impianto di ammoniaca verde è soggetto a classificazione Seveso III, Valutazione di Impatto Ambientale, Autorizzazione Integrata Ambientale e iter edilizi locali: otto-quindici anni dalla decisione alla produzione. “La crisi del 2026 si gestisce con gli strumenti del 2026, e quelli sono insufficienti rispetto all’entità del problema”, prosegue Tassinari.

Il secondo nodo riguarda l’accettazione sociale. Il piano non contiene alcun riferimento alla resistenza delle comunità locali che incontrerà ogni nuovo impianto, anche se bio o circolare. Realtà come Acqua e Sole, in provincia di Pavia, e Diachem, a Caravaggio — entrambe integrate nella filiera agricola locale — dimostrano che l’accettazione si costruisce quando l’impianto è percepito come parte dell’ecosistema produttivo che serve. UNCAI chiede che il pacchetto legislativo annunciato preveda criteri preferenziali e procedure semplificate per i modelli di produzione integrata agro-industriale radicati nella filiera locale.

Il piano si impegna a valutare come i costi CBAM ed ETS si trasmettano ai prezzi dei fertilizzanti pagati dagli agricoltori. UNCAI accoglie l'impegno e chiede un passo ulteriore: che la valutazione includa la fattibilità di un fondo europeo di compensazione diretto per gli acquirenti finali di fertilizzanti azotati, alimentato da una quota delle entrate CBAM generate da questa categoria di prodotti, con l'obiettivo di coprire sia il costo aggiuntivo del meccanismo sia il differenziale di prezzo tra fertilizzanti circolari certificati e quelli di sintesi. "Non nuovi fondi a carico del bilancio comunitario: una restituzione di quanto il meccanismo preleva da chi non ha causato il problema e non ha potere di trasferire il costo a valle», precisa Tassinari".

Il carbon farming è un'altra opportunità che il piano apre e che il settore agromeccanico può cogliere direttamente. Chi opera con precisione in campo, modulando gli input e documentando la riduzione dei fertilizzanti sintetici, è il primo anello della catena dei crediti di carbonio previsti dal Regolamento CRCF. “È un mercato nuovo che si aggiunge a quello esistente, non un obbligo aggiuntivo”, aggiunge il presidente UNCAI, che auspica un posto per le imprese agromeccaniche nel Partenariato europeo della filiera dei fertilizzanti annunciato dalla Commissione: “Chi gestisce biomassa, digestato e precisione colturale ha una conoscenza del territorio agricolo che nessun soggetto industriale esterno può replicare. Quella conoscenza farà la differenza tra un piano che rimane sulla carta e uno che produce fertilizzanti reali, in filiere reali”.



Data pubblicazione

22-05-2026

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