Caro carburante: ancora escluse le imprese agromeccaniche
UNCAI chiede un emendamento e una risposta di merito
Il Governo ha triplicato il fondo per il credito d'imposta sul gasolio agricolo estendendolo ad aprile e maggio. Le imprese agromeccaniche restano escluse per la terza volta consecutiva, senza che sia stata mai fornita una motivazione tecnica. UNCAI aveva chiesto di non essere dimenticata ancora prima che i decreti fossero scritti.
Roma, 25 maggio 2026 - Con il decreto-legge 22 maggio 2026, n. 89, il Governo ha portato da 30 a 90 milioni di euro la dotazione del credito d'imposta per l'acquisto di gasolio e benzina destinati all'uso agricolo, estendendo il periodo di riferimento dal solo mese di marzo ai mesi di marzo, aprile e maggio 2026. È un intervento significativo, che riconosce la gravità dei rincari energetici sul settore primario.
Le imprese agromeccaniche ne sono nuovamente escluse.
Non è la prima volta. Era accaduto con il DL 33/2026. Era accaduto con il DL 42/2026, abrogato dalla legge 88 del 22 maggio che ha convertito il DL 38. Accade ora con il DL 89. Tre provvedimenti, la stessa esclusione, nessuna spiegazione.
UNCAI aveva formalmente sollecitato il Governo a non dimenticare le imprese agromeccaniche già prima che i primi decreti fossero emanati. «Avevamo portato motivazioni tecniche e giuridiche precise: il DM 454/2001 riconosce le imprese agromeccaniche come operatori professionali del settore primario; le lavorazioni che esse eseguono sono le stesse che le imprese agricole svolgono con i propri mezzi; escludere gli agromeccanici e le loro flotte significa trattare in modo diverso la stessa operazione economica a seconda di chi la esegue, senza che vi sia alcuna ragione di ordine produttivo, ambientale o sociale che lo giustifichi», dichiara il presidente di UNCAI Aproniano Tassinari.
Quelle motivazioni non sono state confutate. Non sono state accolte. Non sono state fornite risposte.
Il DL 89 è in corso di conversione. UNCAI chiede che in sede parlamentare venga presentato e approvato un emendamento che estenda il credito d'imposta alle imprese agromeccaniche per le lavorazioni eseguite nell'ambito del ciclo produttivo agricolo.
La base di calcolo dell'indennizzo deve essere ancorata al consumo effettivo di gasolio certificato UMA. È lo stesso criterio adottato dalla Regione Sicilia nel recente provvedimento che ha esteso il fondo regionale di 10 milioni per i costi del carburante anche ai contoterzisti: «Un criterio verificabile, non discrezionale, che garantisce la correttezza dell'erogazione e consente di stimare con precisione il costo della misura», aggiunge il presidente di UNCAI. «Non chiediamo un privilegio. Chiediamo ce le imprese agrmeccaniche siano trattate per ciò che sono: operatori professionali che eseguono lavorazioni agricole, riconosciuti come tali dall'ordinamento italiano dal 2001».
UNCAI chiede al Presidente del Consiglio Giorgia Meloni, al Consiglio dei Ministri e al Ministro dell'Agricoltura Francesco Lollobrigida di rendere pubblica la motivazione tecnica e giuridica per cui le imprese agromeccaniche sono state sistematicamente escluse da misure destinate a mitigare i costi del carburante nel settore agricolo.
Non è una domanda polemica. È la domanda elementare che ogni categoria ha il diritto di rivolgere alle istituzioni quando una decisione la riguarda direttamente e non ne conosce le ragioni. La trasparenza è un requisito minimo della buona amministrazione, prima ancora che un obbligo giuridico.
«Le imprese agromeccaniche italiane non chiedono favori — prosegue Aproniano Tassinari —. Chiedono che le regole del gioco siano le stesse per chi svolge la stessa funzione economica. Tre decreti, la stessa esclusione, nessuna spiegazione: questo non è un errore procedurale, è una scelta. E una scelta che incide sulla vita di migliaia di imprese merita una risposta pubblica, firmata, motivata».
Il Ministero dell'Agricoltura dovrebbe conoscere chi sono le imprese agromeccaniche e cosa fanno. «Non da oggi, e non in modo marginale: le imprese agromeccaniche eseguono la maggior parte delle lavorazioni agricole in campo, con percentuali che per alcune operazioni — come la raccolta — arrivano fino al 90%. Come è possibile disconoscere sistematicamente un ruolo così determinante, una professionalità costruita in decenni, un contributo che è parte essenziale della produttività agricola italiana?».
Del resto, da due anni il Ministero ha sul tavolo una proposta di legge per l'istituzione di un albo delle imprese agromeccaniche. «Il che significa che conosce gli ambiti di lavoro, il valore aggiunto che questa categoria porta all'agricoltura e all'Italia. Sarebbe dunque singolare che proprio chi ha istruito quel percorso legislativo non ne avesse tratto le conseguenze necessarie sul piano dei provvedimenti di sostegno».