L'Europa certifica il fallimento delle politiche di inserimento lavorativo giovanile. Tassinari: «Il settore agromeccanico offre opportunità reali e strutturate. Ma senza identità giuridica e percorsi formativi dedicati, queste opportunità restano invisibili ai giovani che cercano un futuro nel lavoro»
Roma, 5 giugno 2026 - Nel 2025 i giovani disoccupati nell’Unione Europea tra i 15 e i 29 anni erano 4,7 milioni, pari all’11,6% della forza lavoro giovanile. Lo certifica la Corte dei Conti Europea nella Relazione speciale n. 15/2026, che conclude con un giudizio netto: le misure finanziate dall’UE non sono ancora sufficientemente concentrate sull’aiutare i giovani a mantenere l’impiego nel tempo. Non basta creare occupazione. Occorre creare occupazione che duri.
Il settore agromeccanico è una risposta concreta a questa domanda, ma resta fuori dal perimetro delle politiche formative nazionali. Quantificarne le dimensioni con precisione è già rivelatore di un problema: le statistiche ufficiali — ISTAT compresa — non distinguono con chiarezza le imprese agromeccaniche professionali dalle aziende agricole che svolgono attività connesse in contoterzi. Una sovrapposizione che trae in inganno non solo le istituzioni, ma spesso anche la stampa specializzata, e che impedisce di misurare con esattezza un comparto che pure genera un valore della produzione stimato nell’ordine dei miliardi di euro e impiega decine di migliaia di addetti. Ogni anno il CREA certifica per le imprese agromeccaniche attive nel supporto alla produzione vegetale (ATECO 01.61) una traiettoria di crescita costante. I dati disponibili, pur parziali, indicano tra le 15 e le 18mila imprese con “orientamento a cliente” senza le quali le politiche agricole europee resterebbero inattuate nei campi, così come le tecnologie avanzate, dalla guida satellitare, all’agricoltura di precisione, dalla telemetria, alla tracciabilità e certificazione delle lavorazioni che si concretizza nella qualità e salubrità del cibo.
«Ogni anno perdiamo operatori che potrebbero restare, e non troviamo giovani che vorrebbero entrare. Non perché il lavoro non ci sia — c’è, ed è un lavoro tecnologicamente avanzato, ben retribuito, con prospettive solide. Il problema è che nessuno lo sa, perché nessun percorso formativo istituzionale lo indica. Un paese che non forma i professionisti di cui ha bisogno non sta risparmiando: sta accumulando un debito che crescerà», illustra Aproniano Tassinari, presidente UNCAI.
Il settore è assente nei percorsi formativi istituzionali. Non esiste un indirizzo scolastico dedicato alla meccanizzazione agromeccanica professionale. Non esiste un percorso ITS Academy per gli operatori di mezzi agricoli avanzati. Non esistono programmi di apprendistato professionalizzante costruiti attorno alla figura specifica dell’operatore agromeccanico. Il giovane che vuole costruirsi un futuro in questo settore non trova strade istituzionali riconoscibili.
La ragione è semplice quanto strutturale: l’impresa agromeccanica non dispone ancora di una definizione giuridica autonoma nel diritto italiano, ma viene identificata solo in negativo: non è un’impresa agricola. Senza soggetto identificato, non esiste categoria professionale riconoscibile dal sistema formativo. Senza categoria professionale, non è possibile costruire percorsi dedicati finanziabili con fondi pubblici e spendibili dai lavoratori sul mercato del lavoro. I fondi PAC 2023-2027 destinati alla formazione nell’ambito dell'AKIS — il sistema europeo della conoscenza e dell’innovazione in agricoltura — sono pensati per gli imprenditori agricoli e i consulenti agronomici. Le imprese agromeccaniche, pur rappresentando l’infrastruttura operativa dell’agricoltura italiana, rimangono ai margini di questi flussi per un difetto di riconoscimento normativo che si riflette persino nelle statistiche: se non si è definiti, non si è contati, e se non si è contati, non si è finanziati.
UNCAI avanza una proposta articolata in tre direzioni. Prima: il riconoscimento delle associazioni agromeccaniche come attori dell'AKIS nei Coordinamenti Regionali già previsti dal PSN PAC 2023-2027, con titolo a erogare formazione professionale finanziata con fondi pubblici, in autonomia rispetto a interessi commerciali. Seconda: la promozione di un percorso ITS Academy dedicato alla meccanizzazione agricola avanzata, costruito con le imprese agromeccaniche come soggetti fondatori, che offra ai giovani diplomati una via professionale riconoscibile e spendibile. Terza: la definizione di protocolli di apprendistato professionalizzante che formino l’operatore agromeccanico direttamente in impresa, con tutor aziendali qualificati e programmi elaborati in sede associativa. Proposte da concretizzare soprattutto con il contributo e l’affiancamento di istituzioni come il CREA e le Accademie di Agricoltura.
L’idea non è nuova: è dimenticata. Le Cattedre ambulanti di agricoltura — che tra Otto e Novecento portarono la conoscenza tecnica direttamente nelle aziende, senza interessi commerciali, con autorevolezza istituzionale — furono una delle infrastrutture più efficaci dello sviluppo agricolo italiano. UNCAI e le sue associazioni locali svolgono da anni, quotidianamente, un’attività analoga: consulenza tecnica di prossimità, formazione operativa, accompagnamento all’innovazione. Questo patrimonio esiste. Occorre riconoscerlo, strutturarlo, finanziarlo.
Un giovane formato a svolgere il proprio lavoro con competenza tecnica avanzata, consapevole del ruolo che la sua professione svolge nella filiera alimentare e nella transizione ecologica, non è solo un lavoratore più capace. È un lavoratore che si ferma. Che costruisce. Che investe nel settore il suo futuro, perché il settore ha investito nella sua formazione. La formazione non è un costo: è la condizione perché l’occupazione duri.
Per questo UNCAI chiede al Governo, al Parlamento e alle Regioni di aprire un tavolo istituzionale sulla formazione professionale agromeccanica. Il punto di partenza non può essere la generica categoria degli «operatori agricoli»: deve essere la specificità tecnica, operativa e imprenditoriale di chi esercita professionalmente l’attività agromeccanica. Definirla è il presupposto. Formarla è l'obiettivo.
«Da anni segnaliamo che il settore agromeccanico non ha una definizione giuridica propria nel diritto italiano. Questa non è una questione di principio: è la causa concreta per cui i fondi europei per la formazione non arrivano alle nostre imprese, per cui i giovani non trovano percorsi dedicati, per cui le statistiche ufficiali continuano a confondere chi fa agricoltura e chi la serve professionalmente con le proprie macchine e le proprie competenze. Quella confusione non è un errore occasionale: è il sintomo di un vuoto normativo che va colmato. Chiediamo al Governo e alle Regioni di aprire questo tavolo. Non come concessione, ma come atto dovuto verso un settore che produce valore reale per l’agricoltura», conclude il presidente di UNCAI.