Roma, 2 luglio 2026 – Con la conversione definitiva del decreto-legge 30 aprile 2026, n. 63 nella legge 25 giugno 2026, n. 113 è confermata l'esclusione delle imprese agromeccaniche dal credito d'imposta sull'acquisto di gasolio e benzina destinato all'esercizio dell'attività agricola. Il beneficio, fino al 20% della spesa netta sostenuta nel trimestre marzo-maggio 2026, resta riservato alle sole imprese.
Uncai considera la decisione un errore di giustizia prima ancora che di bilancio. Il decreto ministeriale 14 dicembre 2001, n. 454 riconosce da tempo alle imprese agromeccaniche iscritte al registro delle imprese, indipendentemente dalla forma giuridica, il diritto al prelievo di gasolio agricolo ad accisa agevolata. La stessa operazione — l'aratura di un campo, la semina, la raccolta — non cambia natura a seconda che sia svolta in conto proprio da un'azienda agricola o in conto terzi da un'impresa agromeccanica specializzata. Escludere quest'ultima dal credito d'imposta significa trattare diversamente un lavoro identico in base a chi lo esegue, non in base a ciò che produce: una distinzione che non trova corrispondenza nella realtà dei campi, dove secondo i dati Crea sul contoterzismo passivo una quota rilevante delle lavorazioni colturali è già oggi affidata a imprese agromeccaniche professionali.
"Non abbiamo mai chiesto un privilegio, ma che fosse riconosciuto ciò che è già scritto nelle norme vigenti e confermato dai fatti," dichiara il presidente Uncai Aproniano Tassinari. "Le imprese agromeccaniche non sono un'appendice dell'agricoltura italiana: ne sono parte costitutiva, al pari delle aziende che lavorano la terra in proprio. Un'agricoltura raccontata come se potesse fare a meno dei contoterzisti è un'immagine di comodo, non una descrizione della realtà".
L'esclusione avrà una ricaduta diretta sulle aziende agricole clienti. Secondo i dati Crea più recenti, il 28% delle aziende agricole italiane ricorre al contoterzismo, con punte che superano la metà del totale in regioni come Veneto e Friuli Venezia Giulia e nelle aziende specializzate a seminativo. Sono queste le imprese che, non vedendo compensato l'aumento dei costi del carburante di chi eroga il servizio, si troveranno a subire un incremento delle tariffe delle lavorazioni conto terzi, con percentuali variabili a seconda della tipologia di intervento. A pagare il conto della misura, in altre parole, sarà anche una parte tutt'altro che marginale — e in alcuni territori maggioritaria — delle stesse aziende agricole che il credito d'imposta dovrebbe sostenere.
Uncai rivolge un ringraziamento sincero ai parlamentari di diversi schieramenti che, con proposte emendative sistematicamente respinte, hanno riconosciuto la fondatezza della richiesta. Esprime al contempo rammarico per il fatto che il fronte associativo agricolo, pur rappresentando anche quella quota consistente di iscritti che dipende dal contoterzismo per le operazioni colturali essenziali, non abbia saputo tradurre questa consapevolezza in un sostegno determinato alla richiesta di equiparazione. Un'associazione che rappresenta l'intera platea dei propri iscritti non può tutelarne una parte lasciando che il resto ne subisca le conseguenze economiche.
Il Consiglio Uncai ha deliberato di proseguire la propria iniziativa in ogni sede istituzionale competente — dalle Commissioni parlamentari al Governo, dal Masaf al Mef — affinché la questione, ancora aperta in vista dei decreti attuativi (che dovranno stabilire l'intensità effettiva dell'aiuto, gli adempimenti documentali e le regole per i controlli), trovi finalmente una soluzione coerente con le norme già vigenti. Resta l'auspicio che sull'albo delle imprese agromeccaniche, atteso da tempo, le istituzioni sappiano dare un segnale altrettanto concreto.