Direttiva Nitrati: valutazione UE


Valutazione UE Direttiva Nitrati: serve la valorizzazione dei contoterzisti

UNCAI: la valutazione UE della direttiva del 1991 conferma che il problema non è la norma, ma l’attuazione. "La transizione ecologica nei campi passa dalle tecnologie e dalla professionalità dei contoterzisti"

Roma, 16 luglio 2026 - Ieri la Commissione europea ha pubblicato la prima valutazione integrale della Direttiva Nitrati dalla sua adozione, nel 1991, accompagnata dalle relazioni Paese per Paese relative al periodo 2020-2023. Per l'Unione Nazionale Contoterzisti Agromeccanici e Industriali (UNCAI), i dati contenuti nella relazione sull'Italia confermano una lettura che l'associazione sostiene da tempo: la criticità non risiede tanto nel testo della direttiva, quanto nella reale capacità di applicarla sul campo.

I numeri diffusi da Bruxelles evidenziano una diffusa carenza di controlli e monitoraggi. Undici regioni italiane su venti non hanno fornito alcun dato sulle verifiche effettuate nelle aziende nei quattro anni considerati; parallelamente, la rete di monitoraggio delle acque superficiali si è ridotta del 10,9% e, tra i punti di rilevamento delle falde già inquinati, gli incrementi di concentrazione superano ormai le diminuzioni.

Sul fronte dell'eutrofizzazione delle acque superficiali, il dato medio nazionale (37,7% dei punti monitorati, in peggioramento) sale all'81,6% in Lombardia, l'area a più alta densità zootecnica del Paese. Nella stessa regione, tra le aziende sottoposte a controllo, il limite dei 170 kg di azoto organico per ettaro è risultato disatteso nell'11,2% dei casi, a fronte dello 0,4% dell'Emilia-Romagna e dello 0,3% del Veneto.

"Bruxelles dice che la direttiva funziona ma va applicata meglio, mentre il Copa-Cogeca sostiene che il quadro sia superato e va modernizzato. Entrambe le letture, tuttavia, guardano all'azienda agricola come unico soggetto dell'attuazione, rischiando di lasciare sullo sfondo chi quella stessa attuazione, ogni giorno, la rende possibile nei fatti", dichiara Aproniano Tassinari, presidente di UNCAI.

"Lombardia ed Emilia-Romagna hanno finanziato l'acquisto di macchine per l'interramento dei reflui da parte di imprese agromeccaniche iscritte ai rispettivi albi regionali. In questo modo hanno dimostrato che la leva agromeccanica funziona quando viene. Il Piemonte ha promosso un bando analogo, ma aperto alle sole aziende agricole perché lì manca ancora un albo regionale dei contoterzisti; questo ha purtroppo disperso l'efficacia dell'investimento su una scala meno efficiente", prosegue il presidente Tassinari. "Il punto vero, però, è un altro: finché i sistemi tradizionali di distribuzione a pioggia restano ugualmente autorizzati, pochi agricoltori scelgono l'interramento, anche se il servizio di un contoterzista attrezzato è già disponibile e accessibile sul territorio".

A frenare le buone pratiche si aggiunge la rigidità dei calendari di distribuzione, un tema sul quale UNCAI si è già espressa e che la stessa valutazione della Commissione indica oggi come priorità di revisione. "Senza margini di adattamento ai flussi reali di reflui e digestato, anche chi vorrebbe programmare interventi corretti per abbattere l'impatto ambientale si scontra con finestre temporali rigide e uniformi che non aiutano nessuno", sottolinea il presidente.

Alla luce di questo scenario, UNCAI avanza tre richieste concrete alle istituzioni:

1. Estensione del modello Lombardia-Emilia Romagna: finanziare le imprese agromeccaniche certificate in tutte le regioni, attraverso l'istituzione di albi professionali regionali o di un unico albo nazionale.

2. Superamento della parità autorizzativa: modificare i programmi d'azione regionali affinché la distribuzione a pioggia non sia più equiparata all'interramento dei reflui, spingendo verso l'adozione reale della tecnologia già disponibile sul campo.

3. Calendari adattivi: rivedere i periodi di distribuzione per renderli flessibili e coerenti con le effettive condizioni pedoclimatiche e la tipologia di intervento.

Il tema si intreccia direttamente con un altro dossier strategico per l'associazione: l'annunciata proroga della disciplina RENURE per i digestati liquidi di origine zootecnica, in un momento in cui la transizione al biometano ne sta aumentando i volumi. Oggi più che mai, gestire più digestato con margini normativi più ampi sul limite dei 170 kg di azoto richiede operatori qualificati in grado di distribuirlo a basse emissioni e nei tempi agronomici corretti.

"Non chiediamo di riscrivere la direttiva né ci accodiamo a chi la vuole smontare", conclude Tassinari. "Chiediamo che, nell'attuazione, si riconosca finalmente chi quella attuazione la sa fare".



Data pubblicazione

16-07-2026

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