Gasolio senza equità


Credito d'imposta sul gasolio agricolo: UNCAI, non chiediamo un sussidio, chiediamo coerenza

Escludere le imprese agromeccaniche significa alterare la neutralità delle politiche pubbliche e mettere sotto pressione la solidarietà della filiera agricola. Tassinari: "Così si tradisce un principio di buon governo"

Roma, 27 luglio 2026 - Il caro energia non colpisce soltanto i bilanci delle imprese. Può cambiare anche il modo in cui esse prendono le proprie decisioni. È questo, secondo UNCAI, l'effetto più grave dell'esclusione delle imprese agromeccaniche dal credito d'imposta sul gasolio agricolo introdotto per fronteggiare l'aumento dei costi energetici. 
«Non chiediamo un nuovo incentivo e non chiediamo un trattamento privilegiato», afferma il presidente di UNCAI, Aproniano Tassinari. «Chiediamo semplicemente che una politica pubblica rispetti un principio fondamentale: la neutralità. Lo Stato deve compensare un costo straordinario, non orientare le scelte organizzative delle imprese agricole. Se lo fa tradisce un principio di buon governo».
Per UNCAI la questione va ben oltre il riconoscimento di un beneficio fiscale. Una moderna impresa agricola dovrebbe poter decidere se eseguire una lavorazione con mezzi propri oppure affidarla a un'impresa agromeccanica valutando quale soluzione sia più efficiente: disponibilità delle macchine, tempestività degli interventi, qualità delle lavorazioni, costi complessivi di organizzazione e gestione. «Solo così si costruisce una filiera resiliente, sicura, di qualità e soprattutto competitiva, e questo vale per tutte le colture», aggiunge il presidente di UNCAI, «Il costo dell'energia dovrebbe incidere nello stesso modo in entrambe le alternative». 
Quando invece il credito d'imposta viene riconosciuto soltanto nel caso della lavorazione eseguita in conto proprio, la scelta non è più determinata esclusivamente dall'efficienza economica e organizzativa. Una misura nata per compensare il caro energia finisce così per influenzare, indirettamente, il modo in cui le imprese organizzano il lavoro. 
In altre parole, la scelta tra produrre internamente un servizio o acquistarlo sul mercato non dovrebbe mai dipendere da un diverso trattamento fiscale dello stesso fattore produttivo. 
«Non crediamo che fosse questa l'intenzione del legislatore», osserva Tassinari. «Ma è questo l'effetto che oggi si produce. Le politiche pubbliche dovrebbero essere neutrali rispetto alle scelte imprenditoriali, non favorire una modalità organizzativa rispetto a un'altra».
Secondo UNCAI esiste poi un secondo effetto, ancora più delicato. Agricoltori e contoterzisti non sono categorie contrapposte. Sono partner della stessa filiera produttiva. Le imprese agromeccaniche hanno assorbito il più a lungo possibile l'aumento del costo del carburante. Ma quando un rincaro diventa strutturale nessuna impresa può continuare a lavorare in perdita. Prima o poi una parte di quei costi deve inevitabilmente riflettersi sulle tariffe delle lavorazioni.
Il rischio è che una decisione assunta a livello normativo finisca per creare tensioni economiche tra soggetti che, invece, condividono gli stessi interessi.
«Non è giusto che agricoltori e contoterzisti si trovino a discutere del prezzo di una lavorazione per effetto di una scelta fiscale», prosegue il presidente di UNCAI. «La collaborazione tra chi produce e chi fornisce servizi agromeccanici rappresenta uno dei punti di forza dell'agricoltura italiana. Le istituzioni dovrebbero rafforzarla, non metterla sotto pression.».
L'incoerenza, secondo UNCAI, emerge con evidenza anche sul piano normativo. Il DM 454/2001, che disciplina il carburante agricolo agevolato, individua espressamente due categorie di beneficiari: le imprese agricole per le attività esercitate in conto proprio e le imprese agromeccaniche per le prestazioni svolte a favore delle aziende agricole. Una scelta compiuta quando la riforma dell'articolo 2135 del Codice civile era già entrata in vigore e che riconosce, da oltre vent'anni, il ruolo autonomo delle imprese agromeccaniche all'interno della filiera agricola.
Il successivo DL 42/2026, convertito nella Legge 113/2026, ha invece limitato il credito d'imposta alle sole imprese agricole, lasciando escluse le imprese agromeccaniche.
«Non chiediamo di estendere un privilegio», conclude Tassinari. «Chiediamo che lo Stato sia coerente con il proprio ordinamento. Se una norma riconosce le imprese agromeccaniche come destinatarie del sistema del gasolio agricolo agevolato, non è comprensibile che un provvedimento nato per compensare il medesimo costo energetico le escluda senza una motivazione. È una questione di equità, ma soprattutto di qualità della regolazione pubblica».
UNCAI rinnova quindi l'invito al Governo e al Parlamento affinché il credito d'imposta sul gasolio agricolo venga ricondotto a una disciplina coerente con il quadro normativo vigente, preservando la neutralità delle politiche pubbliche e rafforzando la collaborazione tra tutti gli operatori della filiera. 



Data pubblicazione

27-07-2026

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