Capacità agromeccanica


La manodopera agricola sarà un limite alla produzione: UNCAI, misurare anche la capacità agromeccanica

Uno studio pubblicato su Nature Sustainability mostra come la disponibilità di lavoro possa diventare un collo di bottiglia della superficie coltivabile. Tassinari: «Non basta contare chi lavora direttamente nei campi: occorre misurare anche la capacità produttiva che macchine, capitale e competenze mettono a disposizione per conto terzi»

Roma, 13 agosto 2026 – Chi coltiverà, nei prossimi decenni, la terra che sarà disponibile? È la domanda al centro di una ricerca internazionale coordinata dal KAIST (Korea Advanced Institute of Science and Technology) e pubblicata su Nature Sustainability, che analizza per la prima volta in modo sistematico il ruolo della disponibilità futura di manodopera nel determinare la superficie agricola effettivamente coltivabile.

Lo studio, firmato da Hongtak Lee e colleghi, mostra che in molte regioni del mondo la riduzione della forza lavoro agricola può diventare un vincolo alla superficie coltivabile più stringente della disponibilità fisica di terreno o delle condizioni ambientali. La ricerca considera, oltre alla popolazione occupata in agricoltura, anche l’evoluzione della produttività agricola, riconoscendo così il ruolo della tecnologia e del capitale nel sostituire parte del lavoro umano.

Per l’Europa, i risultati differiscono tra macroregioni. L’Europa orientale presenta un deficit di superficie coltivabile legato alla forza lavoro destinato a rimanere strutturale; l’Europa occidentale può andare incontro a deficit simili, con intensità e tempi diversi a seconda dello scenario climatico e socioeconomico.

Il dato europeo va però letto con cautela. La classificazione per macroregioni non restituisce le differenze territoriali interne a realtà come l’Italia, dove struttura agricola, dotazione di capitale, produttività e organizzazione del lavoro variano profondamente. La stessa disponibilità di manodopera può tradursi in capacità produttive molto diverse, a seconda di quanto capitale, tecnologia e organizzazione ciascuna azienda agricola riesce a mettere in campo.

È proprio questo passaggio a interessare UNCAI. Se il problema non è semplicemente quanti lavoratori agricoli saranno disponibili, ma quanta terra ciascun sistema produttivo riuscirà effettivamente a coltivare con il lavoro, il capitale e la tecnologia disponibili, allora il numero degli addetti direttamente occupati nelle aziende agricole non può rappresentare da solo la capacità produttiva agricola di un territorio.

«Un operatore, con una macchina moderna e un’organizzazione efficiente, mette in produzione una superficie molto più ampia rispetto al passato», dichiara il presidente di UNCAI, Aproniano Tassinari. «Quando macchine, capitale e competenze sono concentrati in un’impresa agromeccanica che lavora per più aziende agricole, quella capacità non scompare: semplicemente non viene registrata come occupazione agricola diretta di chi ne beneficia».

In Italia una parte della capacità produttiva agricola è incorporata nelle imprese agromeccaniche, che mettono a disposizione di più agricoltori macchine, capitale, operatori qualificati e competenze specialistiche. La loro attività consente alle aziende agricole di accedere a una capacità produttiva che spesso non sarebbe economicamente sostenibile con una dotazione individuale.

UNCAI propone di sviluppare, su basi scientifiche, un indicatore della capacità produttiva agromeccanica per conto terzi, disponibile per ettaro, da affiancare ai dati sulla manodopera direttamente occupata dall’impresa agricola. L’obiettivo non è contare le macchine presenti sul territorio, ma misurare quanta capacità di lavoro meccanizzato e specializzato è effettivamente disponibile per coltivare un ettaro. L’indicatore potrebbe considerare la dotazione e l’impiego delle macchine, le ore di lavoro, il livello di specializzazione e tutela degli operatori e la capacità delle imprese agromeccaniche di mettere queste risorse a disposizione di più aziende.

La contrazione demografica coinvolge anche le imprese agromeccaniche: operatori, tecnici e meccanici specializzati provengono dallo stesso bacino di popolazione attiva che lo studio indica in calo. Sostituire lavoro con capitale e tecnologia non elimina il problema della disponibilità di persone: aumenta la quantità di produzione che ogni operatore può rendere possibile.

«La sfida non è avere abbastanza terra, né avere abbastanza lavoratori agricoli: è avere abbastanza capacità produttiva per trasformare quella terra in cibo», afferma Tassinari. «Questa capacità comprende agricoltori, imprese agromeccaniche, macchine e competenze: se vogliamo prevedere l’agricoltura dei prossimi decenni, dobbiamo imparare a misurarla per intero».

Per UNCAI questa prospettiva rafforza anche la necessità di riconoscere e qualificare le imprese agromeccaniche. In questo quadro si inserisce il rilancio dell’Albo nazionale delle imprese agromeccaniche, previsto dalla proposta di legge C. 1794 attualmente all’esame del Parlamento.

«Non vogliamo sostituire il dato sulla manodopera agricola, ma completarlo», dichiara Tassinari. «È anche per questo che chiediamo da tempo un Albo che identifichi e qualifichi le imprese agromeccaniche: se la disponibilità di lavoro diventerà un fattore critico per la produzione agricola, il Paese dovrà sapere quanta capacità agromeccanica possiede e come valorizzarla, anche attraendo e formando gli operatori che dovranno governare macchine sempre più complesse, aspetti che la proposta di legge affronta».

La sicurezza alimentare futura dipenderà dalla capacità del sistema agricolo di trasformare terra, lavoro, capitale e tecnologia in produzione. Misurare anche la capacità agromeccanica significa rendere visibile una parte di questa capacità che oggi resta in larga misura fuori dalle statistiche sulla manodopera agricola e dalle politiche nazionali.

«È un lavoro che vorremmo sviluppare anche con il mondo della ricerca agronomica, a partire dalla collaborazione già avviata con il CREA», conclude il presidente di UNCAI.

Riferimento scientifico: Hongtak Lee et al., “Agricultural workforce as a potential bottleneck of future cropland availability”, Nature Sustainability (2026), DOI: 10.1038/s41893-026-01824-9.



Data pubblicazione

13-08-2026

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