Un finto albo nelle Marche


Albo Agromeccanici Marche,UNCAI: “Non si tratta di un albo delle imprese agromecaniche. Agricoltura e agromeccanica sono realtà imprenditoriali distinte”

Tassinari: "Un'impresa agricola che lavora per terzi non diventa automaticamente agromeccanica. E vale anche il contrario. L'ordinamento distingue già le due realtà: ora bisogna riconoscerle anche con chiarezza"

Roma, 2 settembre 2026 – UNCAI prende atto del completamento dell'iter attuativo della legge regionale Marche n. 14/2025 e delle dichiarazioni di soddisfazione diffuse da CAI Agromec, ma riporta il confronto sul punto centrale: la qualificazione dell'impresa agromeccanica e la sua distinzione dall'impresa agricola.

La legge marchigiana, "Disposizioni per la qualificazione delle imprese agromeccaniche", definisce l'impresa agromeccanica come l'impresa che svolge le attività richiamate dal decreto legislativo 99/2004, ma disciplina nello stesso Albo anche le imprese che esercitano attività agricola, agroalimentare o forestale. 

Per UNCAI è qui il problema: un'attività e un'impresa non sono la stessa cosa. L'attività agromeccanica è individuata dalle lavorazioni svolte; l'impresa agromeccanica è invece un soggetto economico che organizza mezzi, lavoro e investimenti per offrire professionalmente quei servizi a terzi. È una distinzione che l'ordinamento italiano conosce già: il DM 454/2001 sul carburante agricolo agevolato riserva l'agevolazione, separatamente, agli esercenti l'attività agricola in conto proprio e alle imprese agromeccaniche che lavorano per conto delle aziende agricole; la stessa distinzione ignorata, con l'esclusione degli agromeccanici, anche dal recente credito d'imposta sul gasolio 2026.

"Un'impresa agricola che lavora per terzi non diventa automaticamente un’impresa agromeccanica – osserva il presidente UNCAI Aproniano Tassinari – e vale anche il contrario: un'impresa agromeccanica che coltiva anche propri terreni non diventa per questo un'impresa agricola per l'attività svolta conto terzi. Le due realtà restano distinguibili e devono essere riconosciute come tali".

Per UNCAI, il nodo dell'Albo marchigiano non è l'inclusione ma l'identificazione: un elenco che comprende il maggior numero possibile di soggetti può risultare inclusivo e avere un maggiore peso sindacale, ma non per questo identifica e valorizza una categoria economica, che è quanto persegue UNCAI. La delibera attuativa, inoltre, può incidere solo sulle modalità di accertamento dei requisiti già fissati dalla legge, non ridefinirli: il nodo resta aperto e richiede un intervento legislativo.

L'organizzazione ricorda le esperienze territoriali di Lombardia, Veneto, Emilia-Romagna e Piemonte sul tema, e ribadisce che l'obiettivo non è moltiplicare gli albi regionali ma arrivare a un riconoscimento nazionale omogeneo della categoria, sul modello della PDL C. 1794.

UNCAI si dichiara disponibile a un confronto tecnico con la Regione Marche.

"Il compiacimento di una singola associazione non può essere presentato come il compiacimento dell'intera categoria, tanto più se questa ha una base composta da numerosi agricoltori – conclude Tassinari –. Non contestiamo il valore delle imprese agromeccaniche marchigiane né l'esigenza di qualificarle. Contestiamo l'idea che per qualificare una categoria basti includere soggetti diversi sotto la stessa definizione. Agricoltura e agromeccanica sono complementari, ma non sono la stessa cosa: la filiera ha bisogno di entrambe, e proprio per questo deve saperle distinguere".
 



Data pubblicazione

02-09-2026

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