Roma, 15 settembre 2026 – Il credito d’imposta sul gasolio agricolo deve essere esteso anche alle imprese agromeccaniche. È la richiesta che UNCAI torna a rivolgere al Governo, mentre si apre nel DL 133/2026 la possibilità di correggere l’esclusione dei contoterzisti dalla misura. «Ringraziamo il vicepresidente del Senato Gian Marco Centinaio per l’attenzione che sta dedicando alla questione e per averci manifestato direttamente il proprio sostegno – afferma il presidente di UNCAI, Aproniano Tassinari –. Allo stesso modo apprezziamo l’iniziativa dell’onorevole Davide Bergamini per aver presentato un emendamento al Decreto legge per includere le imprese agromeccaniche tra i beneficiari del credito d’imposta. Ora chiediamo al Governo di cogliere questa opportunità e di correggere una disparità che rischia di avere conseguenze concrete sulla tenuta economica delle imprese agromeccaniche e, di riflesso, sulla stessa agricoltura».
Per UNCAI, il credito di imposta del 20% riconosciuto per ora alle sole imprese agricole per la spesa sostenuta per il carburante acquistato nei mesi di marzo, aprile e maggio 2026 ha determinato una distinzione difficilmente sostenibile sul piano economico. Il carburante è lo stesso e la lavorazione agricola è la stessa, sia che venga eseguita direttamente dall’azienda sia che venga affidata a un’impresa agromeccanica. «Quando un agricoltore ara, semina, tratta o raccoglie con una propria macchina sostiene un costo di carburante che oggi può essere parzialmente compensato – spiega il presidente di Uncai Aproniano Tassinari –. Quando affida quella stessa lavorazione a un’impresa agromeccanica, il carburante utilizzato per realizzarla non scompare: entra nel costo del servizio. Escludere il contoterzista significa quindi non eliminare il maggior costo, ma semplicemente trasferirlo da un soggetto all’altro».
Il caro gasolio sta mettendo sotto pressione i bilanci delle imprese agromeccaniche. Secondo le stime di UNCAI, l’aumento del costo del carburante può incidere indicativamente tra il 12 e il 25% in più rispetto ai normali costi di esercizio di una lavorazione, a seconda della tipologia di macchina e dell’intervento. È un aumento che non sempre può essere trasferito sul prezzo della prestazione. Le imprese agricole clienti del contoterzista operano a loro volta in un mercato nel quale i margini sono spesso compressi e non possono assorbire automaticamente ogni incremento dei costi.
«Il contoterzista si trova stretto tra l’aumento dei costi e la difficoltà di aumentare i propri prezzi – osserva Tassinari –. Una parte di questo incremento finisce inevitabilmente per essere assorbita dall’impresa agromeccanica, erodendone il margine e mettendone a rischio l’equilibrio finanziario».
E il gasolio rappresenta soltanto una parte dei costi di esercizio di una macchina agricola. Un trattore, una mietitrebbia o una macchina per la raccolta non funzionano soltanto con il carburante: servono pneumatici, lubrificanti, ricambi, manutenzione ordinaria e straordinaria, oltre al personale e agli investimenti necessari per acquistare e rinnovare macchine sempre più costose. «Oggi un’impresa agromeccanica affronta ogni lavorazione sapendo che non c’è soltanto il costo del gasolio – continua Tassinari –. Una riparazione importante può arrivare in qualsiasi momento e trasformare rapidamente una giornata di lavoro in una perdita. Sono spese che un’impresa non può semplicemente cancellare, ma che con margini così compressi diventano sempre più difficili da sostenere».
Il tema è la coerenza di una misura pensata per compensare un aumento straordinario dei costi energetici della produzione agricola. E le imprese agromeccaniche svolgono una parte essenziale dell’organizzazione produttiva agricola: mettono a disposizione macchine, operatori, competenze e tecnologie che molte aziende non potrebbero sostenere direttamente. L’aumento del costo del carburante utilizzato dal contoterzista diventa pertanto, attraverso il prezzo della lavorazione, un costo della stessa produzione agricola.
«Non chiediamo un trattamento di favore per le imprese agromeccaniche – sottolinea il presidente UNCAI –. Chiediamo che venga riconosciuto il costo effettivo della produzione agricola, indipendentemente da chi conduce la macchina. Se una lavorazione viene svolta in conto proprio, il carburante beneficia del sostegno; se la stessa lavorazione viene affidata professionalmente a un contoterzista, non può essere il cambio del soggetto che guida il trattore a far venir meno la logica della misura».
La richiesta è inoltre coerente con il sistema del gasolio agricolo agevolato, che già riconosce alle imprese agromeccaniche un ruolo specifico nell’esecuzione delle lavorazioni agricole. «Il ruolo delle imprese agromeccaniche nella produzione agricola è diventato negli anni sempre più centrale – conclude Tassinari –. Sono loro che consentono alle aziende di accedere a macchine, professionalità, agricoltura di precisione e tecnologie che altrimenti avrebbero costi difficilmente sostenibili. È illogico, proprio mentre si chiede all’agricoltura di essere più efficiente, tecnologica e sostenibile, indebolire finanziariamente le imprese che forniscono una parte essenziale di questi servizi».
UNCAI chiede quindi al Governo di accogliere l’emendamento presentato dall’onorevole Bergamini nel DL 133/2026 e di includere le imprese agromeccaniche tra i beneficiari del credito d’imposta sul carburante. Per l’associazione, correggere questa esclusione significa evitare che una misura nata per sostenere la competitività dell’agricoltura finisca per scaricare una parte del maggior costo proprio sulle imprese che ogni giorno rendono possibili le lavorazioni agricole.