Un piano unitario che metta insieme rinnovo del parco macchine, formazione e revisioni realmente efficaci, ma che sappia anche individuare le priorità. È questa la posizione di UNCAI emersa ieri al CNEL nel corso del convegno «Sicurezza dei trattori», organizzato da Federacma, al quale ha partecipato il direttore tecnico Roberto Scozzoli.
UNCAI condivide l’impostazione di un intervento strutturale sulla sicurezza e la proposta di destinare 350 milioni di euro in cinque anni alla rottamazione dei mezzi più obsoleti e 25 all’anno all’ammodernamento di quelli recuperabili. «Rottamare il vecchio è necessario – ha osservato Scozzoli – ma dobbiamo chiederci a quali condizioni e soprattutto secondo quali priorità. Non basta proporre di mettere risorse sul tavolo: occorre fare in modo che arrivino dove il rischio è maggiore e dove possono produrre il massimo effetto sulla sicurezza».
Per UNCAI, infatti, il problema non riguarda indistintamente tutti gli utilizzatori. Le imprese agromeccaniche hanno nella sicurezza e nell’aggiornamento delle macchine una componente essenziale della propria attività e, come dimostra anche l’esperienza sul territorio, gli incidenti nelle aziende contoterziste sono prossimi allo zero. Maggiore attenzione va invece rivolta alle realtà meno strutturate e, soprattutto, a chi utilizza occasionalmente trattori molto datati: piccoli agricoltori, pensionati e hobbisti. «Non possiamo pensare alla sicurezza senza pensare a chi sale realmente sulla macchina – ha sottolineato Scozzoli –. Coltivare la propria terra, anche in piccolo, è un valore da custodire. Ma questo non significa che si debba continuare a utilizzare senza formazione e senza adeguate protezioni un trattore di molti decenni fa».
Da qui la necessità di rafforzare la formazione, anche trasformando la figura dell’operatore di campo in una concreta opportunità professionale per i giovani. Le macchine moderne richiedono competenze sempre più elevate, mentre chi utilizza i mezzi più vecchi non sempre ha avuto un percorso formativo adeguato.
Per gli utilizzatori occasionali, inoltre, UNCAI propone di valorizzare l’esperienza degli agromeccanici professionali anche nella formazione pratica, mettendo a disposizione di un sistema pubblico e qualificato di formazione le competenze di chi ogni giorno lavora con trattori e macchine agricole. «Chi usa professionalmente queste macchine – osserva Scozzoli – può essere una risorsa anche per insegnare a usarle in sicurezza. Se vogliamo raggiungere rapidamente chi oggi è più esposto, dobbiamo portare la formazione il più vicino possibile alle persone e alle macchine».
Sul rinnovo del parco macchine resta però il nodo della redditività. «Tutti vorremmo macchine più sicure e moderne – ha ricordato Scozzoli – ma con quali risorse le imprese devono acquistarle? La redditività agricola è ferma da anni e la tecnologia di bordo, tra software e sensori, fa invecchiare i mezzi più rapidamente rispetto al passato. Anche i bandi devono quindi cambiare impostazione, evitando che l’impresa debba anticipare per mesi somme che riceverà solo successivamente».
Infine, la revisione. L’esperienza di Ravenna mostra che officine, attrezzature e imprese sono pronte, ma che il sistema deve essere messo nelle condizioni di funzionare. «Qui abbiamo revisionato una ventina di mezzi alla scadenza di giugno e altri cento dovranno essere revisionati entro dicembre – ha spiegato Scozzoli –. Il problema è oggi soprattutto il controllo finale da parte degli ispettori della Motorizzazione. Occorre rafforzare la rete delle officine private qualificate e garantire agli ispettori formazione e pratica specifica sui trattori. Altrimenti la revisione rischia di diventare un adempimento burocratico invece di uno strumento di sicurezza».
Nelle prossime settimane il gruppo di lavoro riunito al CNEL proseguirà il confronto per arrivare a una proposta unitaria al Governo su rottamazione, revisione, officine qualificate e messa in sicurezza dei mezzi. «Il tavolo ha dimostrato di saper lavorare insieme – conclude Scozzoli –. Ora dobbiamo trasformare le analisi in misure concrete, individuando le priorità e facendo in modo che ogni euro investito produca più sicurezza nei campi».