Il caro gasolio torna al centro del dibattito parlamentare. Il 7 ottobre in Aula si è parlato di agricoltori, allevatori e pescatori. Si è parlato di credito d’imposta, di nuove risorse e della possibilità di chiedere all’Europa una misura simile a quella adottata per i fertilizzanti. Ma nella discussione mancava una parola: “agromeccanici”.
«Assente nelle interrogazioni e assente nella risposta del ministro Lollobrigida, la categoria non viene mai chiamata in causa. È un’assenza che conosciamo bene e immancabilmente si traduce in un’assenza dai provvedimenti», dichiara il presidente di UNCAI Aproniano Tassinari
UNCAI chiede quindi che nel prossimo intervento, che necessariamente estenderà il credito d’imposta per il gasolio agricolo ai mesi del 2026 finora esclusi, venga scritta in modo chiaro la parola “agromeccanici”. Non si tratta di introdurre un privilegio: il DM 454/2001 riconosce già alle imprese agromeccaniche l’accesso al carburante agricolo per le lavorazioni effettuate a favore delle imprese agricole.
«Gli agromeccanici acquistano gasolio, impiegano macchine e lavorano gli stessi terreni sui quali operano le aziende agricole. Se non vengono considerati i maggiori costi sostenuti da chi esegue professionalmente tali lavorazioni, questi aumenti non scompaiono, entrano nelle tariffe e tornano a gravare sulle imprese agricole che le misure pubbliche intendono sostenere», prosegue il presidente di UNCAI.
Il ministro Lollobrigida ha ricordato in Parlamento i 100 milioni di euro già stanziati per compensare i maggiori costi dei carburanti, di cui 90 milioni destinati agli agricoltori e 10 per la pesca, e ha annunciato di aver chiesto alla Commissione europea una nuova misura sul gasolio agricolo, sul modello di quella adottata per i fertilizzanti. UNCAI ritiene che ogni strada utile a reperire nuove risorse vada considerata. Ma l’aiuto deve arrivare al gasolio agricolo, ai suoi legittimi destinatari e ai suoi legittimi usi. E tra i destinatari, quando il carburante serve a eseguire lavorazioni agricole per conto degli agricoltori, ci sono anche gli agromeccanici.
L’appello di UNCAI è dunque rivolto a tutto il Parlamento: fate risuonare la parola “agromeccanici”. E’ una parola meravigliosa. È il nome di imprese che, come gli agricoltori, non mollano i campi. Anzi, spesso non possono nemmeno scendere dai loro trattori e mietitrebbie per andare a manifestare: quando finiscono le raccolte, per loro cominciano altre lavorazioni, quelle che preparano i campi a una nuova stagione. Chi continua a tenere in vita i campi merita di essere visto anche dalle leggi che quei campi intendono sostenere.