Azoto e Contoterzisti


Reflui, digestato e azoto, contoterzisti UNCAI lombardi e piemontesi: «La tutela ambientale si misura sul campo. Partiamo dal primo ettaro»

Alle Regioni Lombardia e Piemonte la richiesta di avviare già da questo inverno applicazioni controllate degli stabilizzatori dell’azoto. I contoterzisti possono moltiplicare rapidamente la portata delle tecnologie disponibili, con risultati misurabili

Un ettaro alla volta, con tecnologie disponibili, applicazioni controllate e risultati da misurare. È la richiesta che i contoterzisti UNCAI rivolgono alle Regioni Lombardia e Piemonte: avviare già da questo inverno l’impiego monitorato di stabilizzatori dell’azoto nei reflui zootecnici e nei digestati, per ridurre le perdite di azoto verso le acque e le emissioni in atmosfera.

Le conoscenze scientifiche e le esperienze maturate su questi prodotti offrono già una base per passare dalle evidenze disponibili alle applicazioni in campo. La capacità delle imprese agromeccaniche di operare su numerose aziende agricole, grazie a investimenti in macchinari e soluzioni innovative, può accelerare questo passaggio. Si parte da un ettaro, poi si passa a cento e a mille: i contoterzisti possono estendere rapidamente i test operativi, mantenendoli circoscritti e verificabili. Se i risultati saranno positivi, le pratiche più efficaci potranno diffondersi in pochi anni su scala padana, moltiplicando i benefici oltre i confini delle singole aziende agricole.

La questione riguarda anche l’efficacia delle attuali regole. I divieti invernali concentrano le distribuzioni nei periodi consentiti, senza intervenire sui processi che determinano le successive trasformazioni dell’azoto nel terreno. Reflui e digestati devono tuttavia trovare una destinazione agronomica e, quando le distribuzioni si concentrano in finestre temporali ristrette, diventa complesso organizzare gli interventi in modo razionale. Nel frattempo, temperature più miti e precipitazioni con andamento variabile impongono di valutare se il solo calendario deegli spargimenti basti a garantire il risultato ambientale atteso.

Gli strumenti per migliorare le pratiche esistono già. Gli stabilizzatori della nitrificazione rallentano la trasformazione dell’azoto ammoniacale in nitrato, una forma più esposta alla lisciviazione. La documentazione tecnica richiamata nella proposta indica riduzioni potenziali del 50-70% delle perdite di azoto per lisciviazione e del 40-50% delle emissioni di protossido d’azoto, con risultati che dipendono dalle condizioni di impiego.

«È il momento di verificare questi benefici nelle condizioni operative reali, attraverso applicazioni controllate e monitoraggio», dichiarano Rossano Remagni Buoli e Massimo Silvestro, presidenti rispettivamente di APIMA Cremona e dell’Unione Trebbiatori di Cuneo. «Le imprese agromeccaniche sono pronte a collaborare con le Regioni, mettendo a disposizione competenze, attrezzature e capacità operativa per introdurre gradualmente queste pratiche e massimizzarne gli effetti».

La richiesta si inserisce in un contesto ambientale che non consente di rinviare gli interventi. Il rapporto “Padania avvelenata” di Greenpeace Italia, pubblicato nel maggio 2026, richiama il peso delle emissioni degli allevamenti nella Pianura Padana e la necessità di affrontare le criticità ambientali del territorio.

I due presidenti chiedono quindi ai rispettivi assessorati regionali all’Agricoltura di individuare, con gli uffici competenti, le modalità amministrative e normative per avviare già da questo inverno test circoscritti, con prodotti conformi, attrezzature idonee, protocolli condivisi e registrazione delle modalità di applicazione. La proposta prevede una scheda di autocertificazione e indicatori per valutare i risultati ambientali.

L’obiettivo non è ridurre la tutela, ma renderla più efficace e verificabile. Lombardia e Piemonte possono partire da applicazioni controllate, misurare i risultati e creare le condizioni per estendere progressivamente le pratiche che si dimostreranno più efficaci. È qui che gli agromeccanici possono fare la differenza: trasformare conoscenze e tecnologie in interventi replicabili su scala territoriale, a beneficio dei suoli, delle acque e della qualità dell’aria.

 

 

 



Data pubblicazione

21-10-2026

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