Roma, 6 novembre 2026 – Gli attacchi informatici ai sistemi di refrigerazione della filiera alimentare e quelli che hanno colpito l’ente francese per la raccolta e la distribuzione del sangue riportano l’attenzione sulla sicurezza digitale. Un tema che riguarda anche le macchine agricole, sempre più connesse e dotate di sistemi di diagnostica, telemetria e aggiornamento da remoto.
L’Agenzia per la Cybersicurezza Nazionale (ACN) ha individuato tra i principali punti deboli dei sistemi informatici gli impianti obsoleti, gli accessi da remoto poco protetti e i controlli insufficienti sulle identità digitali. Il Governo ha riunito a Palazzo Chigi i soggetti interessati, segnalando che l’impatto in Italia è per ora limitato, ma mantenendo alta l’attenzione.
«È positivo che i costruttori di mezzi agricoli si siano mossi in anticipo rispetto alle scadenze europee, preparando macchine e sistemi alle nuove esigenze di sicurezza informatica. È un impegno importante, perché la protezione delle macchine connesse riguarda l’intera filiera agricola», afferma il presidente di UNCAI, Aproniano Tassinari.
Solo dal dicembre 2027 il Cyber Resilience Act (regolamento UE 2024/2847) imporrà infatti ai fabbricanti dei prodotti con componenti digitali che rientrano nel suo campo di applicazione di valutare i rischi informatici, gestire le vulnerabilità e garantire aggiornamenti di sicurezza per un periodo dichiarato, normalmente di almeno cinque anni. Dall’11 settembre 2026 è tuttavia già in vigore l’obbligo di segnalare alle autorità le vulnerabilità attivamente sfruttate e gli incidenti gravi che incidono sulla sicurezza dei prodotti. I nuovi requisiti riguarderanno in generale i prodotti immessi sul mercato dall’11 dicembre 2027.
Per chi acquista e utilizza una macchina agricola connessa, però, la sicurezza non può esaurirsi negli obblighi dei fabbricanti. Occorrono informazioni comprensibili sulle protezioni adottate, sulla durata degli aggiornamenti e su chi può accedere da remoto. Questi collegamenti sono generalmente gestiti dal costruttore, ma nella gestione dei dati possono intervenire anche operatori terzi. L’utilizzatore, dal canto suo, deve proteggere le proprie credenziali, scegliere password robuste e seguire le indicazioni del manuale d’uso e manutenzione.
«Il Cyber Resilience Act stabilisce che i fabbricanti forniscano agli acquirenti informazioni sulle caratteristiche di sicurezza, sulla durata del supporto e degli aggiornamenti, oltre ai canali per segnalare le vulnerabilità. Per le macchine già in circolazione, invece, il regolamento estende alcuni obblighi di segnalazione alle autorità, ma non tutti i requisiti informativi previsti per i nuovi prodotti. È importante che anche chi utilizza queste macchine sappia come comportarsi e a chi rivolgersi», puntualizza Tassinari. «La sicurezza informatica richiede collaborazione lungo tutta la filiera, soprattutto nella gestione degli accessi da remoto e dei servizi digitali».
La questione riguarda anche le politiche pubbliche. Il disegno di legge di bilancio 2027 stanzia 160 milioni di euro per il credito d’imposta Agricoltura 4.0, destinato agli investimenti tecnologici delle imprese agricole. UNCAI invita dunque il Ministero dell’Agricoltura a favorire la diffusione di informazioni chiare sulla sicurezza digitale delle macchine connesse e a coinvolgere il settore agromeccanico nel confronto sulla cybersicurezza avviato dall’ACN con la filiera alimentare.
«Diamo atto ai costruttori di essersi mossi in anticipo rispetto alle principali scadenze europee», conclude Tassinari. «Ora è essenziale che la sicurezza diventi una responsabilità condivisa: non soltanto un requisito tecnico per chi costruisce le macchine, ma una condizione conosciuta e praticabile anche da chi le utilizza ogni giorno».